STORIA DEI JACKS - DUE VISIONARI DI UNO SPORT D'OLTREOCEANO A Shoe String Production presents : "Of Jacks b.c. and Baseball" by Rick Accastello



    Premessa


    Il nome della casa produttrice di questa storia non è stato scelto a caso. La parola “ Shoe String” (laccio per scarpe) è infatti sinonimo di semplicità, parsimonia, efficiente minimalismo, senza sfarzo oppure coloratura.

    Erano gli inizi degli anni 60 lontani dall'ultima Guerra e dallo Psichedelico 68, quindi erano tempi di fiducia speranza ed ottimismo anche per il baseball. L’Italia con il centro sinistra come espressione politica era attraversata dal "boom economico" e di questo tutti ne gioivano e quasi tutti ne usufruivano. Il Piemonte, una regione adulta e seria industrialmente, era sempre piuttosto avara di titoli sportivi, in confronto ad altre regioni. La Juventus Football Club era alla affannosa ricerca degli eredi di John Charles ed Omar Sivori. L’illustre cav. Boniperti si ritirava dall’attività agonistica e il "Toro", abbandonato il "mitico Filadelfia" galleggiava, come al solito a metà classifica. Il ciclismo, a quei tempi non era ancora un passatempo turistico ma, una dura disciplina per le classi meno influenti e riusciva sempre a produrre campioni e radunare un gran numero di tifosi. Dopo Lascia e Raddoppia, la RAI (due soli canali in Bianco/Nero) proponeva la trasmissione televisiva "Campanile Sera". Così le buone famiglie si radunavano nei bar e tra getti di vapore delle luccicanti e templari "Faema", bevevano caffè, osservavano, imparavano e al contempo stavano lontano da vizi.

     

    ma, e il Baseball?


    Il piroscafo del baseball italiano aveva appena cambiato timoniere; il Principe Steno Borghese era diventato Presidente dell'appena nata Federazione Europea. L’ingegner Ghillini (prodotto dei Cus Emiliani) era diventato il nuovo Boss, lo ricordo vagamente come vero sportivo.

    L’ Italia e l’Olanda erano, in Europa, le nazioni baseballisticamente più progredite e si alternavano alla detenzione del Titolo Europeo, il resto a quei tempi era poca cosa. 

    Tuttavia, l’impegno di queste due nazioni pioniere di far conoscere ed applicarsi a questo gioco, costituì un fantastico esempio per tutti.

    Il team Italia era composto dai "superclassici"   Giulio Glorioso, Luigi Cameroni, Franco Ludovisi, Aldo Cannucciari, Carlo Tagliaboschi , Enzo Masci, Roberto Gandini , Antonio Caiazzo, etc.. Era un baseball forse poco tecnico ma certamente grintoso ed agguerrito. Era giocato sulla distanza dei cinque inning per la serie C, sette inning per la serie B e nove inning per la serie A, tutto ad incontro singolo.
    Era giocato generalmente su campi di calcio riadattati, con polvere ed erbacce (cambiò nel 1965) e con poche protezioni per spettatori e giocatori. Niente guantini, sotto guanti, bracciali, occhiali da sole, magliette termiche, ginocchiere; elmetto e para orecchi sì. ma "solo" alla battuta, poi rimosso all'arrivo in base con il cappellino, e le scarpe erano nere e le calze facevano naturalmente parte della divisa.
    Il Baseball di quei tempi a Torino ha avuto diverse sedi di gioco; dopo aver vagato dal Bernini al Moto Velodromo, da Piazza D’armi al Napoleone (poi Ruffini adesso stadio Primo Nebiolo), approdò in Corso Spezia (difronte all'ospedale Sant'Anna), un posto incredibile per un campo da baseball. Era un campo da calcio di dimensioni alquanto modeste anche per il calcio, incastrato come un tassello di un mosaico tra Corso Spezia, l’entrata dell’Ospedale Sant'Anna, un elegante condominio a sei piani e le case popolari di via Genova. Posso dire che l’entrata dell’ospedale si trovava, in linea d’aria a 80 mt. dalla casa base e naturalmente si stabilirono regole di campo.

    Ma era finalmente il Nostro campo, con una alta recinzione distante 5 metri dalla casa base.  Non lontano dai fumi industriali della Fiat Lingotto e dal fiume Po, tra mura e strade era una vera "fossa dei leoni" del Baseball.

    Nascita e crescita

    La Juventus militava in serie B e fu invitata a disputare la massima divisione. Essa accettò, nonostante che dell’ormai famoso Gianfranco Paschetto "Canco" si fosse già appropriata la G.B.C. Libertas Inter dei fratelli Mangini.
    Il Fossano abbinato a Pasta Audisio e l’Aghemo di Giuseppe Prone, avrebbero disputato la serie C (quest'ultimo diventerà poi presidente della William Lawson's che militò in serie A per diverse stagioni).
    A quei tempi, io vagavo nella Juventus riserve ed  incominciavo, amaramente a comprendere tante cose circa il mio futuro nel baseball. Nonostante la mia passione per il gioco, conoscevo già Bruno Sellari, che rientrava dal servizio militare.  A quell'epoca era già noto nell'ambiente come giocatore, allenatore ed arbitro; Io ritenevo un conoscitore di sport, in quanto era anche un rugbista.  Non eravamo ancora amici ma sentivo ci fosse fra di noi una certa sintonia nel modo di intendere la vita e lo sport come ricreazione intesa per migliorare le attività umane e sociali, dove le ambizioni e sogni ci rendono uguali e sono un diritto di tutti.

    Ed era destino che ci rincontrammo nella Juventus: per  varie ragioni la Juventus si ritrovò con un gran numero di giovani che volevano imparare il baseball e si formarono spontaneamente due gruppi di "lavoro" che chiameremo A e B rispettivamente, come spontaneamente si formarono le coppie di "allenatori".
    Naturalmente Bruno ed io eravamo sempre insieme, e ci trovammo circondati da un gruppo stabilito di ragazzi molto diversi tra loro, ma pronti a scoprire insieme a noi questo nuovo gioco .
    Chiamiamo il nostro il Gruppo B dove essendo sempre gli stessi si creò inevitabilmente un certo affiatamento, una crescita spontanea un pò speciale .
    Questo naturalmente provocò un certo movimento sismico, ma tra i due gruppi non esistevano rivalità sociali, ambientali o di abilità. Bruno ed io diventammo anche chiaramente polemici e critici circa la conduzione e le decisioni della società Juventus, soprattutto per la totale mancanza di una politica giovanile, certamente una novità, ma già attiva con successo in altre realtà baseballistiche cittadine come Milano, Bologna, Roma.
    Naturalmente dopo molte discussioni latine io e Bruno decidemmo di occuparci solamente del nostro Gruppo B e gradualmente ci allontanammo, senza quasi accorgercene. Incominciammo ad organizzare le nostre faccende, allenamenti, spostamenti, raduni e soprattutto la ricerca di fondi etc. etc. fino all'inevitabile distacco finale con la completa autonomia.
    Il Gruppo A col nome Juventus riserve si iscrisse al campionato di serie C e così anche noi facemmo altrettanto col nome di A.C.S.I. Jacks, dove disputammo anche la coppa città di Torino. Infine, finalmente come passo successivo diventammo, la prima società di Baseball piemontese ad iscriversi al Campionato Nazionale Juniores (under 18). Questo successe un pò tra la sorpresa generale, fummo poi sconfitti dal C.U.S. Genova davanti ad un'inaspettata cornice di pubblico in Corso Spezia. In quella domenica di Giugno eravamo tutti giovani ed emozionatissimi. La stagione venne così archiviata ed anche il primo anno di vita di un nuovo club. Poi nell'inverno successivo, il caravanserraglio del Baseball si trasferì al campo "Passo Buole" e la storia del Jacks b.c. e del Baseball torinese cambiò profondamente.

    Chi furono i primi componenti dei Jacks?

    Li ricordo bene, dopo Bruno ed io certamente, Ernesto Bovio fu il "terzo componente" cugino di Renato Bava, cresciuto nelle case ferroviarie di Corso Rosselli, un'antica Isola del Baseball torinese. Portò con sé un collega di lavoro, Ermanno Paganini.
    A seguire i fratelli Filomeno, Saverio, Gennaro e Nino, con la famiglia rientrati dal Venezuela, conoscevano il Baseball e abitavano in Corso Francia. Trascinarono con loro Piero Crusca, Luigi Pavanello e. Angelo Rossi, buono e silenzioso oltre a Gabriele Moretti che aveva vissuto un anno negli U.S.A. per uno scambio studentesco e conosceva il gioco quasi scientificamente. Dalla zona Crocetta arrivò Giovanni Marchetti, lanciatore autodidatta così come suonatore di chitarra diede un gran contribuito alla formazione del Gruppo. Inoltre arrivarono anche Romano Bighetti, Giorgio Bonisoli, Ugo Salomone; qualcuno era Boys Scout e qualcuno aveva visto e giocato con i padri Salesiani nella chiesa Crocetta. Intorno a questi si agitavano un gruppetto di giovanissimi tra cui Giorgio Marchetti (fratello di Gianni), Il quale si era inventato un gioco di carte basato sul Baseball.
    L’età andava dai 16 ai 19 (escludendo Bruno e me). Tutti di buone famiglie, studenti e lavoratori, Giorgio Bonisoli appariva il più penalizzato in quanto lavorava da pasticciere con turni di lavoro impossibili. Diventerà poi presidente della Juventus48 che militò in serie A per diverse stagioni negli anni 80.
    Si rideva e scherzava parecchio, l’atmosfera era sempre quella da picnic in campagna. Erano tempi pre Beatles in Italia e "I Vizzi Cattivi" non avevano contaminato quella generazione. Ugo Salamone, possedeva un proiettore cinematografico da 8 mm e guardare insieme cartoni animati e comiche di Charlot erano occasioni di "speciali allegre riunioni". Angelo Rossi, all'esterno centro fischiava la musica degli Shadow, Romano Bighetti era sempre aggiornatissimo ed era l’unico a menzionare i Rolling Stones, ma nessuno li conosceva.  Passavamo la Domenica insieme come spettatori delle partite di serie A, cercavamo di non fumare in pubblico per essere "atleti esemplari" e soprattutto bevevamo "esclusivamente" Pepsi Cola.
    Nessuno era povero, il baseball non ci salvò dal riformatorio o dalla strada ed i servizi sociali non dovettero interessarsi a noi. Peccato, è sempre molto di moda ed avrebbe fatto notizia.
    Fummo il primo club a Torino che aveva una struttura con categorie giovanili e partecipava ai suddetti Campionati Nazionali.
    Produceva enormi cartelloni da esporre all'entrata del campo "Corso Spezia" annuncianti le partite.

    Questi erano fatti a mano dal sottoscritto su lenzuola di carta spolvero, con un largo pennello e tubi di Tempera. I pennarelli erano ancora quasi sconosciuti.
    Bevemmo Pepsi Cola, due mesi prima che entrò in commercio.
    Chiudo questo capitolo raccontando che, come Giorgio Marchetti anche io avevo inventato il mio micro baseball da tavolo, avevo circa 15 anni e i giocatori erano tappi di bottiglia, la palla era un bottone da camicia, una specie di Subbuteo. Nei miei tornei casalinghi il Nettuno vinceva quasi sempre contro i Brooklyn Dodgers.

    Sponsor

    A cavallo della Vespa (verde) 125 cc di Bruno, cominciammo a battere la periferia torinese che per via del "Boom economico" sopracitato, cominciava a pullulare di piccole/medie fabbrichette. Sarebbero state le nostre prede; era una scena da film neorealista (Antonioni, De Sica) con il ronzio della Vespa nella pace bucolica della campagna.
    Bruno ed io che avanzavamo inesorabili tra cespugli e sterpaglia.

    La reazione fu unanime: tutti ci cacciarono!

    Nessuno conosceva il Baseball, i più sofisticati lo scambiavano per il Basket. Una esperienza demoralizzante.

    Poi ad un certo punto ricevetti un'incredibile "soffiata". Io lavoravo nell'ambiente pubblicitario e venni a sapere che una bevanda chiamata "Pepsi Cola" avrebbe invaso l’Italia nel mese di Maggio e la cosa era per ovvie ragioni di mercato era segreta, se non per grandi posters improvvisamente apparsi in città.

    Riuscì anche a conoscere l’indirizzo della locale sede operativa che fino a quel momento era top secrete riuscii inoltre ad avere un colloquio.

    Fummo ricevuti in uffici anonimi, ci guardarono con gran sospetto; chi eravamo?

    Quando spiegai l’origine della "soffiata" e la ragione della nostra visita tutti si distesero  e l’atmosfera cambiò, "Ci offrirono Pepsi Cola" e altre bottiglie senza etichetta da portare con noi da fare assaggiare, ma naturalmente niente sponsor, vista l’importanza dell’operazione.
    Mi sentivo leggermente offeso, sapevo che in passato la Seven Up aveva sponsorizzato il C.U.S. Milano, poi diventato Europhon, per  alcuni anni, ma forse era anche perché loro erano stati pluri Campioni d’Italia e noi no.

    Ma allora non comprendevo quale fosse la differenza, in seguito la Pepsy Cola diventò "A.C.S.I. Jacks official drink", a nostre spese, naturalmente.

    Perché’ il nome Jacks?

    Niente di emozionante.

    Ricevemmo una piccola sovvenzione dall’A.C.S.I. (Associazione Centri Sportivi Italiani), inoltre arrivarono alcune vecchie divise della Juventus (obsolete) con una grande "J" ricamata ed altre dall’Amatori Club disciolto, di colore grigie oltre a maglie (sotto casacca) e calzettoni arancioni. Seduti in casa mia con un minuscolo dizionario d'inglese cercammo una parola interessante che iniziasse con "J", il meglio che trovammo fu: Jack, come fante di bastoni e Jack come "dado" in gergo U.S.A. e così fu.
    La cosa si mostrò inutile in quanto la scritta A.C.S.I. in plastica coprì la "J"

    La storia della scritta "Jacks" è veramente "shoe string"!

    Con l’idea di risparmiare e come grafico di mestiere cercai di disegnare un "logo" facile da riprodurre su un materiale plastico nuovo uscito, non facile da tagliare, quindi possibilmente senza curve.

    Riuniti in un locale di via Conte Rosso, i giocatori sotto la mia ferrea direzione, eseguirono queste operazioni manualmente per poi incollare le scritte ritagliate con il vinavil sulle divise.
    Portate le divise a casa, mia madre le cucii; questo spiega l’angolarità del disegno e così anche i numeri e con il denaro risparmiato con questa lavorazione artigianale, acquistammo cinque nuove divise (grigie) Mizuno e calzettoni!!!

    Considerazioni Finali

    Questo passatempo chiamato Baseball, arrivò da molto lontano come una marea inarrestabile e contro tutte le previsioni ed i sarcasmi semi politici ci restò. Anche a Torino, una città così mono colturale ed immobile, ne rimase abbastanza contagiata. Non entrò mai nelle abitudini dei torinesi ma tuttavia creò una certa attenzione.

    Noi eravamo appena la seconda generazione di un "nuovo evento" che necessitava urgentemente di strutture. Ci lasciammo così coinvolgere e diventammo immediatamente, responsabili, presidenti, dirigenti, allenatori etc. facendo a gara a creare sempre nuovi stimoli. Jacks b. c. vuole dire anche quello: vorrei menzionare in questo contesto i vari Odino Gilioli, Giuseppe Prone, Eugenio Debon, Giovanni e Mario Bruno e tutti coloro che li aiutarono.

    Cosa ci avvicinò al Baseball

    Mi sembra di ricordare che Bruno venne stregato dopo aver visto il film  "The pride of Yankee" (l’idolo delle folle).
    Questo successe ad altre persone, da quanto ho letto. Io, invece mi recavo quasi regolarmente a Milano dove avevo una zia:

    Avevo quindici anni circa e vicino alla sua abitazione vidi ragazzi che giocavano a qualche cosa di diverso. Mi piacque subito e mi piaceva anche il Pallone Elastico ed il Rugby, non capivo il calcio.
    Quei ragazzi, venni a sapere poi, che erano i "Leprotti B.C." che diventarono "Maglierie Ragno", arrivati in serie A imbattuti sparirono, una vera chicca dello sport Lombardo.

     Un grande risultato però i Jacks lo possono vantare.

     UNICA SOCIETA’ DI BASEBALL PIEMONTESE AD AVERE VINTO DUE SCUDETTI

     

    JUNIORES

     

    1970 e 1971

    Questo è tutto, senza drammi; la storia di un gruppo di ragazzi che volevano diventare indipendenti per continuare a giocare.
    Nel caso dovesse ripetersi questo evento forse anziché Jacks l’avremmo chiamato "The shoes strings project", in fondo è una vera Shoe String Story

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